Antonio Negri


I hear this one in myriad variations:

‘Badiou’s use of Paul is merely as an example of his preconceived system’.

‘Does Negri need Job? No’.

‘Those Americans are not really exegetes’. (They are probably not many things, but exegetes?)

‘Is that really what Calvin is saying or is that you?’

And perhaps the best of all: ‘Do you need Ezekiel?’

On the surface they may sound innocent enough: we need to read carefully and attentively, exegeting the text for its true meaning. But beneath that are deeply held theological and autocratic assumptions. Earlier I had a dig at the theological side of things, but let’s look at the autocratic assumptions. The text and ultimately the author is the autocrat with the supreme authority; the task of scholars is to discern the autocrat’s meaning and will; in doing so, leave all of your petty preconceptions at the palace door. Here too theology is not far away, for autocracy traditionally argues: one God in heaven, one ruler as his representative on earth. Of course, the problem is which autocrat do we mean? During the period of absolute monarchies, myriad rulers – Russian, Prussian, Danish, papal … – claimed to be God’s sole representative. The implications for texts should be obvious.

 

 

For some reason that is beyond me, the good people at SBL have taken a dislike to me, putting me down for four performances in the fading empire called the USA:


S19-141


Use, Influence, and Impact of the Bible
11/19/2011
9:00 AM to 11:30 AM
Room: Laurel Hill – Intercontinental

Theme: Book Review: Antonio Negri, The Labor of Job: The Biblical Text as a Parable of Human Labor (Duke UP, 2009)
Joint session with: Bible, Theology, and Postmodernity Group (AAR)

Roland Boer, University of Newcastle, Australia, Presiding
James Harding, University of Otago, Panelist (15 min)
Erin Runions, Pomona College, Panelist (15 min)
Adam Kotsko, Chicago Theological Seminary, Panelist (15 min)
Mayra Rivera, Harvard University, Panelist (15 min)
Hugh Pyper, University of Sheffield, Panelist (15 min)
Discussion (45 min)

During which I will try to look wise, serious and pro-Negri …

 


S19-212a


Economics in the Biblical World
11/19/2011
1:00 PM to 3:30 PM
Room: 2022 – Convention Center

Theme: Economic Theory and Biblical Studies

Richard Horsley, University of Massachusetts Boston, Presiding
Roland Boer, University of Newcastle, Australia, Panelist (30 min)
Richard Saller, Stanford University, Panelist (30 min)
Walter Scheidel, Stanford University, Panelist (30 min)
Norman Gottwald, Pacific School of Religion, Panelist (30 min)
Discussion (30 min)

In which I argue that, since all interpretation is inescapably anachronistic, we need approaches that structurally build in anachronism into their workings, for which Marxism offers some of the best options. Hence Regulation theory and its regimes and modes of regulation.

 


S20-227


Ideological Criticism
11/20/2011
1:00 PM to 3:30 PM
Room: Powell I & II – Renaissance Parc 55

Theme: Book Review – Secularism and Biblical Studies (2010, Equinox Press)

Roland Boer, University of Newcastle, Australia, Presiding
Ward Blanton, University of Glasgow, Panelist
Hector Avalos, Iowa State University, Panelist
Philip Davies, University of Sheffield, Panelist
Hanna Stenström, Uppsala University, Panelist
James Linville, University of Lethbridge, Respondent (20 min)
Russell McCutcheon, University of Alabama, Respondent (20 min)

Where I ponder how to repudiate most of my theses in the manifesto contained in that volume, but then I may just keep my mouth shut.

 


S21-248


Use, Influence, and Impact of the Bible
11/21/2011
1:00 PM to 3:30 PM
Room: Sierra K – Marriott Marquis

Theme: The Revolutionary Bible

Andrew Mein, Westcott House, Presiding
Jorunn Økland, University of Oslo
“Duodez-Ausgabe des Neuen Jerusalems”: The Function of the Apocalypse in the Rhetoric of Karl Marx (25 min)
Roland Boer, University of Newcastle, Australia
Lenin, the Gospels, and What is to Be Done? (25 min)
Gerald West, University of KwaZulu-Natal
Appropriations of Jephthah’s Daughter (Judges 11) among the amaNazaretha: From the Early 1900′s to Today (25 min)
Break (5 min)
Jay Twomey, University of Cincinnati
Paul and the Civil Rights Movement: Martin Luther King’s “Paul’s Letter to American Christians” (25 min)
Wayne Coppins, University of Georgia
Revolution and Violence in Ernst Käsemann’s Radically Lutheran Theology of Liberation (25 min)
Discussion (20 min)

Where I probably won’t talk about Lenin, but tackle that position assumed true through a thousand repetitions: that Marxism offers in some way a secularised version of Jewish and/or Christian salvation history. I’ve forgotten how many times I have fielded questions on that position, in China, Eastern Europe and other less interesting parts of the world. So I will take the opportunity to outline why that silly position doesn’t hold up, and why it is ultimately a theological position that inadvertently absolutises theology.

Loosely, Critica del cielo, critica della terra might be described as a ‘translation’ (by Sara Farris) of Criticism of Heaven, except that it was completely rewritten, the chapters are different and it is a good deal more compact. But here is a review of the Italian book in Il Manifesto

Su IL MANIFESTO di oggi, recensione a Boer <http://www.ombrecorte.it/more.asp?id=267&tipo=novita&gt;

di Fabio Raimondi

PERCORSI DI RICERCA

Lo stato di grazia della rivoluzione

«Critica del cielo, critica della terra», un saggio del filosofo Roland Boer La teologia usata come possibile chiave di accesso alla critica del capitalismo. Un saggio sul rapporto tra marxismo e religione

I sette saggi che compongono il presente volume Critica del cielo, critica della terra. Saggi su marxismo, religione e teologia, (Ombre corte, pp. 208, euro 20) di Roland Boer, «classicista e teologo di formazione, con una passione durevole per la filosofia marxista, e un rapporto conflittuale e intenso con un’educazione calvinista» – secondo la definizione della curatrice del volume, Sara R. Farris – sono estratti dai tre volumi già pubblicati (sui cinque previsti) del suo monumentale Criticism of Heaven and Hearth. Un’opera con la quale quale Boer si propone di sondare «il rapporto tra marxismo e religione e, più in particolare, l’impiego di categorie teologiche nei testi di classici quali Hegel, Marx ed Engels, ma anche dei teorici marxisti più significativi del Novecento» e di questo primo scorcio d’inizio millennio.

Gli studiosi prescelti che compongono questa silloge sono, nell’ordine, Walter Benjamin, Louis Althusser, Antonio Gramsci, Alain Badiou, Slavoj Zizek, Giorgio Agamben e Toni Negri (che firma poi la Postfazione al volume): tutti autori che dichiarano apertamente il loro uso di categorie religiose e teologiche; il che può sembrare, in prima battuta, un paradosso. Ma così non è.

Non si tratta, infatti, per Boer, di rimarcare in costoro la semplice presenza di un registro teologico o mitico, ma di mostrare che, a dispetto della loro intenzione di servirsene e al contempo di liberarsene, non ci riescono, conservando e riproducendo, quindi, al fondo delle loro argomentazioni proprio ciò che avrebbero voluto estromettere.

Ci troviamo di fronte a una riflessione tipicamente teologico-politica (in cui si riverberano echi di Metz e Moltmann), che mira a intercettare il nucleo teologico della riflessione politica ossia il rapporto tra trascendenza e ordine mediato dalla ragione. Rapporto nel quale la trascendenza non rinvia necessariamente a qualcosa di sacro, mitico o di divino, ma indica il presupposto necessario all’esercizio della razionalità stessa, la condizione che la ragione deve presupporre per potersi dare e che, al contempo, non è in grado di definire come qualcosa di costruibile proceduralmente a partire da se stessa.

In questo senso, i camei che Boer ci offre praticano, giustamente, più il piano concettuale della ricerca che quello lessicale. Una parola può essere presente e avere significati diversi, mentre un concetto può essere presente, sempre identico a sé, anche sotto le mentite spoglie di parole diverse. Non è detto che i due piani coincidano, anche se accade, come ben mostra il saggio su Gramsci, sicuramente il migliore del volume, il più convincente nel mostrarne «l’ecumenismo», ossia «il desiderio profondo di trarre dalla religione e dalla Chiesa degli insegnamenti che possano essere utili al comunismo».

Il tema che attraversa tutti i sette saggi di Boer e che, a mio avviso, può fornire una chiave di lettura del suo percorso è quello della «grazia». Non a caso, gli autori maggiormente valorizzati sono quelli in cui è rintracciabile una qualche forma di apprezzamento (magari inconscio) per la dimensione protestante e segnatamente calvinista della religione.

La grazia fa capolino, in modo imprevisto e imprevedibile, magari mascherata da parole o concetti che, di primo acchito, sembrano non avere nessuna relazione con la sua trascendenza. L’intenzione di svelare «l’inconscio religioso del marxismo occidentale», sembra così avere come motto le parole di Gramsci, secondo il quale «Lutero e la Riforma sono stati l’inizio di tutta la filosofia e la civiltà moderna». Contro l’ancora troppo ebreo Benjamin e il troppo cattolico Althusser, Boer sembra gradire maggiormente le riflessioni di Badiou, Zizek, sebbene non le condivida pienamente.

Nel primo, dal «tono calvinista affascinante», Boer sottolinea l’analogia tra l’«evento» e la grazia sia perché esso è «inaspettato e immeritato, opera ai confini del linguaggio e oltre» sia perché «ha la struttura della finzione» o di una «favola necessaria» («la verità è necessariamente “favolosa”»), utile a generare un «movimento militante caratterizzato da fedeltà e certezza». Il secondo, invece, che «ha assunto nei suoi scritti il compito enorme di reinventare la Riforma Protestante, scopre la dottrina protestante della grazia, ma vuole anche identificarne il cuore materialista e politico». Una ricerca che l’ha portato, secondo Boer, ad abbandonare la psicoanalisi per «ritornare» a Lenin. Quest’ultimo rappresenta per Zizek la possibilità di rompere il cerchio etica-amore (perseguito dalla psicoanalisi) e riattivare quello politica-grazia, la cui lettura materialistica implica che «la libertà attuale sia l’abilità di uscire dal contesto particolare o di trascenderlo», e ciò significa che «la libertà attuale non è la scelta tra due o più opzioni all’interno di una situazione data, ma la scelta di cambiare la situazione stessa», anche se poi la rivoluzione avviene, quando avviene, in modo del tutto contingente e inatteso.

I casi di Agamben e Negri sono ancora diversi, perché nella riflessione del primo «la grazia deve rinegoziare un posto relativamente minore» rispetto alla “legge”, il cui superamento deve dunque venire dall’interno del sistema e non dall’esterno: dalla «disattivazione» della legge stessa attraverso il suo compimento. Nel caso di Negri, poi, la grazia non è nominata, ma sostituita dal kairós, che Boer interpreta come «dismisura» del desiderio, il quale, di contro alla teoria marxiana del valore, «produce una misura totalmente nuova»: la potenza creatrice del lavoro comune.

La grazia, dunque, o della rivoluzione.

While I am engaged in shameless self-promotion … the Italian translation of Criticism of Heaven is due out next month, with this fantastic cover:

Actually, it’s a completely new book, drawing together chapters from Criticism of Heaven, Criticism of Religion and Criticism of Theology: Benjamin, Althusser, Gramsci, Badiou, Žižek, Agamben and Negri. Ably translated by Sara Faris, it also has a postface by Negri himself – returning the favour, in a way, for my postface to the translation of his The Labor of Job.

For all you Italian readers out there, it is available at the Ombre Corte website.

 

I’ve just finished a complete revision of my chapter – the last – in Criticism of Theology. It’s on the indefatigable Tony Negri, from whom I have gathered some choice morsels:

‘What a sublime and, at the same time, sordid vocation this theological discipline has’.

Now, the relation the Left has stabilised with religion consists in continuously winking on the sly at superstition’.

‘The problem of salvation is all the more important for those who have been Marxists’.

‘In general, the biblical texts have always been extremely important for me.’

‘Religion is a big rip-off in itself, but it can also be a great instrument of liberation’.

‘Even the old God of Genesis, not at all inclined to benevolence, was satisfied with his work’.

I’m in the process of preparing an edition of Criticism of Heaven for translation into Italian. Given the interests of Italian readers, Sara Farris, the translator, has suggested it take the following form:

Ch. 1: Walter Benjamin’s Perpetuation of Biblical Myth

Ch. 2: The Ecclesiatical Eloquence of Louis Althusser

Ch. 3: The Ecumenism of Antonio Gramsci

Ch. 4: The Fables of Alain Badiou

Ch. 5: The Conversion of Slavoj Žižek

Ch. 6: The Conundrums of Giorgio Agamben

Ch. 7: The Radical Homiletics of Antonio Negri

Anyone who has had a brief look at Criticism of Heaven and Criticism of Religion will recognise three chapters from each book, while the Negri chapter comes from Criticism of Theology, which is about to go to press in English. While I have been organising the text, I’ve revised each chapter, updated the bibliography and similar stuff. And it looks like Negri will write the preface for it. Ombrecorte, Negri’s Italian publisher, will most likely be the publisher.

That will be the third translation, after the Chinese one of Criticism of Heaven (2 volumes by CCLM publishing) and one in Danish (by ANIS Press, translated by the formidable Ms Petterson) of the Protestant Marxists.